La congiura di Poste Italiane | Parte 4 di ∞ | Lo scontro finale.

Sangue acido. Questo è il riassunto di tutta questa storia.
Con questo ciclo di articoli non intendo assolutamente dire che Poste Italiane si completamente marcia, anzi. Dall’epilogo di tutta questa storia capirete che ci sono ancora persone capaci e volenterose di svolgere il proprio impiego, di mettersi al servizio delle persone e che credono realmente in ciò che fanno.
Credo che la chiave giusta del successo lavorativo sia questo. Non come fanno molti che lavorano a Poste Italiane. Ma permettetemi di raccontarvi  la fine di questa vicenda, la battaglia epica e ricca di colpi di scena. Lo scontro finale.

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La congiura di Poste Italiane | Parte 3 di ∞

Qui per la parte 2

N.B. A differenza delle altre parti, i nomi contenuti in questa sono di fantasia, in quanto ho totalmente dimenticato i nomi di tutti gli operatori incontrati, ma non i fatti. Quelli rimangono indelebili nella mia mente. Buona lettura!

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“Caro Babbo Natale…” – Galà 2016 | #RED

Caro Babbo Natale,

ho diciotto anni e non ti scrivo da quando ne avevo undici.

Ogni 8 Dicembre, La Nonna, tirava fuori (e tira ancora oggi) le luci natalizie. Mille colori sfavillanti mi facevano girare gli occhi mentre guardavo l’albero di Natale.

Ho sempre provato una segreta ammirazione per quelle luci. Le attendevo con gioia sin da Settembre, e ancora oggi quando le guardo mi sento felice e protetto come a casa di Nonna.

Ah, Le Nonne! Senza rendermene conto, loro sono le prime mie migliori amiche oltre che mamme meno severe. Ma se c’è una cosa sulla quale Le Nonne non transigono, quella è la cucina. Dal momento che sono bravissime cuoche, pretendono che finiamo il nostro quarto piatto di pasta senza fiatare, magari chiedendo anche il quinto. E ricordo ancora quelle volte quando provavo a lasciare gli anelletti nel piatto: mi guardavano con gli occhi severi e delusi con il mestolo in mano e pronunciavano una frase, universale, che tutti conoscono: “Pensa ai bambini in Africa!!”.

Ma nonna, con tutti i problemi a scuola, proprio io ci devo pensare ai bambini in Africa? Che poi…Perché quelli in Africa? Sono sempre stato molto polemico sin da bambino.

Comunque, ora che sono cresciuto (Manco fossi sulla soglia della terza età) oltre ad essere molto più polemico, ho lasciato molti desideri irrealizzati (Tipo il trenino che ancora mi devi portare) per trovarne altri di più irrealizzabili.

Forse perché da quando avevo undici anni sono cambiate molte cose ed ho iniziato ad approcciarmi al mondo in maniera diversa, ad esempio: Quei “Bambini in Africa che muoiono di fame” che tanto hanno tormentato i miei pranzi e le mie cene, esistono davvero. Solo che la realtà fa ancora più schifo: Non solo non hanno da mangiare, ma inoltre non hanno giochi, non hanno casa, non hanno famiglia. In cambio hanno bombe, spari, macerie, sangue e morti, 24h su 24h, sette giorni su sette.

Ma questo Natale vorrei rivolgere le mie parole ai bambini di Aleppo, in Siria. A loro non è rimasto nulla, nemmeno le lacrime.

Sai, Babbo Natale, ogni tanto li sogno.

È la notte di Natale, e ad Aleppo ci sono comunque spari, bombe, pianti. Ai grandi non importa che sia Natale.

I bambini invece restano contro i muri squarciati, ammassati gli uni con gli altri. E mentre loro piangono in silenzio, io arrivo dal bel mezzo del nulla, portando con me le luci di Natale che La Nonna mi regala ogni anno. Perché in quelle luci io ci vedo tute le speranze di un bambino di undici anni.
Ci vedo tutta la gioia di tutti i bambini del mondo.

Qui mi rendo conto quanto patetico fossi io a undici anni. Io piangevo perché la mia PlayStation si era rotto, lor piangono perché la loro casa è distrutta. Perché la loro mamma è morta.

Ecco, Babbo Natale, io ti chiedo un enorme favore ed un regalo ancora piè grande (ma che dovrebbe faticarti poco, data la tua abilità sulla slitta): porta le luci di Natale ad Aleppo.

Dona ai bambini della Siria gioia e risate. Dona loro speranza.

Ho sempre creduto che il Natale fosse un periodo di pace ed amore, non la sola ricorrenza della nascita di Cristo. Ho sempre creduto che ci fosse una sorta di magia segreta che trasformasse tutti in persone più buone, ma crescendo mi sono reso conto che non è affatto così.

Se gli adulti vogliono sganciare una bomba, loro lo fanno.

Anche se è Natale.

Se gli adulti vogliono distruggere un ospedale, loro lo fanno.

Anche se è Natale.

Se gli adulti vogliono giocare a fare la guerra distruggendo intere città, loro lo fanno.

Anche se in quella città ci sono bambini che potrebbero essere loro figli.
Ed anche se è Natale.

Babbo Natale, dall’alto della tua slitta, trasforma le bombe in caramelle. I pianti in lacrime di gioia, le macerie in giocattoli, i sogni in realtà. E se ti sembra impossibile, fai uno sforzo per me. Anche se non mi sono comportato bene.

Perché…è Natale!

La congiura di Poste Italiane | Parte 2 di ∞

Piano piano mi ero rassegnato a non ricevere quei cinquecento euro. Eppure, quando Simone del servizio clienti mi aveva chiamato, il cuore mi scoppiava di gioia al solo pensiero di poter acquistare tutti quei libri in una volta sola. Ma quella fottuta password non era arrivata e quindi mi convinsi che il fato ce l’aveva con me e,  in una visione del tutto Guicciardiniana, io mi ero altrettanto convinto di non poterci fare nulla. Non potevo usare la virtù umana per contrastare quella (s)fortuna che mi spingeva al muro come un pusher che vuole i suoi soldi, ovviamente brandendo un coltello.

Mi stavo rassegnando, e mi limitavo a guardare quella libreria stra-colma di libri dicendomi, con amarezza, che avrei potuto convincere i miei a comprarmene un’altra, se solo avessi avuto più libri. Ma niente, dovevo rassegnarmi una volta per tutte.

Ma dato che le ingiustizie io non le posso vedere, un giorno mi svegliai e mi fiondai alle poste anziché andare a scuola.

Questa volta dovevo cambiare strategia. Anziché parlare con la signora che stava allo sportello numero due, decisi di parlare con il signore anzianotto allo sportello numero uno.

“Buongiorno!” usai un tono secco e freddo, quasi di disprezzo.
“Buongiorno, come posso esserle utile?” l’uomo finse palesemente di non conoscermi e di non sapere cosa volevo. Stolto.
“Sono qui per lo SPID, di nuovo.” lo guardai dritto negli occhi aspettando che contrattaccasse.
“Beh, vede…”
“Sul sito di Poste Italiane c’è scritto che voi siete abilitati ad attivare lo SPID.”
“Sì ma deve fare prima una registrazione, poi le arriva una password.”
La fottuta password di merda che non era ancora arrivata.
“Forse è meglio se chiama il servizio clienti…vuole il numero?”
“No, ce l’ho in rubrica.”

Quella merda di password del cazzo. A causa di quella password sventurata, non potevo fare nulla.
Chiamo il servizio clienti e vi risparmio le imprecazioni ogni volta che cadeva la linea.
Comunque, alla fine mi rispondono
“Pronto, sono del servizio clienti di Poste Italiane, il mio codice è xxxxxx, come posso esserle utile?”
“Si, bene. Io dovrei fare lo SPID.” Raccontai tutta la storia
“No, lei deve fare la registrazione sul sito di PosteID”
“Eh, appunto… io l’ho fatta ma nessuno riesce ad attivarmi.”
“Ma non c’è bisogno di alcuna attivazione!”
“Come? Sul sito c’è scritto di recarmi alle poste per completare la registrazione”
“No, vede che ha sbagliato sito? Io le ho detto-”
“Senta, io ho compiuto diciotto anni a Giugno, è da allora che cerco di attivare questo benedetto SPID, ma nessuno si degna di aiutarmi!”
“Guardi che è lei che sbaglia! Noi non possiamo farci nulla.”
“Signora dal codice xxxxxx, con lei posso confermare ciò che i miei genitori, i miei nonni e praticamente tutti hanno continuato a dirmi prima che compissi diciotto anni.”
“Cosa?”
“Poste Italiane fa davvero schifo. Arrivederci.”
“Va bene, arr-” stacco la telefonata senza nemmeno farla finire di parlare mentre mio nonno mi guarda divertito. Subito mi ricordo delle sue liti con il servizio clienti ENEL.
Ora il problema che mi sorge è: Sono i servizi clienti ad avere qualche problema, oppure è la mia famiglia?

Ad ogni modo, richiamo un’altra volta il servizio clienti perché, pensai, la tizia che mi era capitata era un caso isolato e quindi avrei avuto più fortuna.
Mi risponde un’altra ragazza. Spiego la situazione e allora con aria solare inizia a parlarmi
“Guardi, prenda un computer che le spiego passo passo come fare.”Ora, a casa mia il cellulare prende solo vicino la finestra e in una determinata posizione. Quindi cercai di allungare il braccio alla massima estenzione possibile per afferrare il portatile. Il telefono era sempre in linea.
“Aspetti un secondo!”
“Certo…”
Afferro il computer per lo schermo. Una goccia di sudore mi bagnò il viso.
Lo accendo e finalmente vado su internet
“Eccomi signora!”
“…”
“Signora? M-mi sente?”
“…”
Guardo il telefono: la linea è caduta.

Fisso lo schermo del computer per un minuto buono. Non sapevo se incazzarmi, ridere o piangere. Mi sentivo malissimo. Guicciardini aveva ragione?*

Mia mamma passa dalla cucina e mi guarda da lontano. Afferra il cellulare e inizia a comporre il numero del servizio clienti, ma io la fermo.

∞-0 per poste Italiane, match concluso.

Hanno vinto loro.

Non avrò mai i miei adorati libri aggratis.

Meglio darsi all’ippica.

Sblocco il cellulare, una mia amica mi ha inviato un messaggio
Oh Danpo, sai che sono riuscita a fare lo SPID? Incredibile quanto sia semplice ahah

Cosa?
Come sarebbe?
F A C I L E?

Io ti spezzo le ossa, le macino e ci faccio il pane e poi ti faccio vedere io se è facile o meno.


Nel prossimo post scoprirete se ci sono riuscito o meno.
Nel frattempo colgo l’occasione per ricordare a tutti che i dialoghi sono approssimativi (Tranne la parte in cui grido che Poste Italiane fa schifo, quello è vero) poiché non posso ricordare parola per parola di ogni singola telefonata.

Inoltre i nomi degli operatori sono puramente inventati.

Qui trovate la Parte 1 di ∞.

** Il pensiero di Guicciardini, detto in parole povere, è che se sei sfigato di natura c’è poco da fare e te devi attaccà ar ca. e non puoi contrastare la sfortuna con le tue capacità.

La congiura di Poste Italiane | Parte 1 di ∞

Renzi regala cinquecento euro da spendere in cultura a tutti i ragazzi che hanno compiuto diciotto anni nel 2016.
Quanti libri, biglietti per concerti, musei, cinema potrei comprare con questi cinquecento euro.
Cinquecento euro. Aggratis. Senza fare nulla. Non c’è niente di più bello.
Peccato che questi cinquecento euro mi stanno costando la mia stabilità mentale, provocandomi una crisi di nervi ogni qualvolta che provo a fare richiesta di questo benedetto SPID. Ma partiamo dall’inizio, con calma.

Ho compiuto 18 anni il 7 Giugno, e già a Settembre provai a fare richiesta. Primo esaurimento nervoso.
Dovete sapere che per fare richiesta nell’apposito sito, bisogna entrare in possesso dello SPID, una sorta di username unico per tutti i siti abilitati, che permette di fare acquisti, identificarsi e tante altre belle cose che dovrebbero rendere la vita più facile (Anche se mi chiedo a cosa mi servirà ‘sto benedetto SPID una volta bruciati questi 500 euro, ma vabbè).Per ricevere questo SPID (Che per me inizia a diventare più come un qualcosa di astratto, irraggiungibile e riservato a pochi esclusivi VIP) posso procedere in vari modi ed io, inconsapevole, sciocco e ingenuo, quel fatidico giorno di Settembre scelsi di utilizzare Poste Italiane. D’altronde, perché dovrei credere a tutti quelle persone che criticano un servizio così utile e celere come le nostre poste? Perché credere a tutti coloro che dall’alto dei loro profili facebook (Pieni di contatti falzi) lanciano frecciatine a Renzie che compra voti con i cinquecento euri? Poste Italiane sembra così affidabile, sicuro. Con quel suo giallo acceso che ti cattura nel profondo dell’animo!

Insomma, inizia il mio iter di registrazione sul sito delle poste. Mi dice che per registrarmi devo assolutamente scaricarmi l’applicazione apposita. Io lo faccio. Mi registro e mi inviano un codice di conferma. Sei cifre. Sei, come 666.
Copio il codice già con l’acquolina in bocca. Finalmente il nuovo libro di Zàfon sarà mio. Incollo nell’apposito spazio e… invio! La pagina si carica ed io fisso lo schermo in trepidante attesa. Pochi secondi ed avrò il mio SPID.

404 page not found.

Eh? Cosa? Guardo meglio, c’è una mail da contattare in caso di errore.
Ricarico la pagina, più speranzoso di prima. Nulla da fare.
Okay, riproverò un altro giorno.Magari hanno troppe richieste, sai come sono i siti quando si sovracaricano.

Riprovo il giorno seguente, stesso iter, stesso codice. Niente

Okay, inizio ad incazzarmi. Ma ancora non ero a conoscenza del calvario in cui stavo per perdermi.

Decido di recarmi direttamente all’ufficio postale del mio paese. Entro, aspetto il mio turno in coda a persone inviperite che stanno attente ad ogni tuo minimo passo falso e finalmente parlo con una signora esile, con gli occhiali di prada squadrati ed una faccia da tipica persona che aspetta la pausa pranzo

“Buongiorno, come posso esserle utile?”
“Buongiorno, senta a me servirebbe lo SPID e non so come registrarmi. Ho provato sul sito, ma mi da sempre un errore!”
“SPID?” la signora guarda dritto nei miei occhi, come se avessi parlato di un’entità aliena. Penso che nella sua testa guizzassero pensieri come “Cos’è? Un nuovo ceppo del virus intestinale che ha mio figlio? Quello che alterna scariche di diarrea a vomito e brufoli orribili? Devo chiamare il medico. Subito.”
“Beh, sì. Lo SPID. Ha presente quello che serve per i 500 euro?”
“Ahhhh, beh ma mi spiace io non la posso aiutare! Chiami il servizio clienti.”
“Ma vede, nel sito…”
IL PROSSIMO!”

Esco dalle poste, sconfitto, a testa bassa.

Arrivo a casa ed alzo la cornetta. Digito il numero e attendo. Dopo aver pigiato i tasti, mi mettono in attesa. Attendo circa venti-venticinque minuti e poi cade la linea.

2-0 palla a centro.

Richiamo, stavolta mi va bene
“Buongiorno sono Irene, il mio codice è xxxxx, come posso esserle utile?”
“Vede, non riesco a fare lo SPID!”
“AH! Lo SPID, non c’è cosa più semplice! Deve registrarsi al sito e poi dare conferma all’ufficio postale”
“Beh, ho cercato di farlo ma…”
“Non dica altro, non dica altro! Mi dia il suo codice fiscale che controllo subito!”
Detto il mio codice fiscale, imparato a memoria dopo le numerose registrazioni (O i tentativi) sul loro sito
“Qui non spunta nulla! Secondo me deve andare alle poste ed esporre il problema…”
“Vede, io l’ho fatto ma…”
“Senta, io non so come altro aiutarla. Si faccia spiegare da un suo amico come ha fatto a…”
“No, lei non capisce, sono settimane che ci provo!”
“Vada alle poste, mi dia retta.”

3-0. Inizio a capire il guaio in cui mi sono cacciato, ma ormai è guerra. Mi registro di nuovo.

Torno alle poste, ho deciso di non demordere.
Solita routine: aspetto il turno, leggo depliants e vado dalla signora.
“Buongiorno, sono venuto qualche ora fa per lo SPID, il servizio clienti mi ha detto di rivolgermi a voi!”
“Ti sei registrato al sito?” (Adesso mi spieghi perché mi chiedi del sito se letteralmente due ore fa non ne sapevi nulla.)
“Sì.”
“Okay, il codice fiscale?”
Do il codice fiscale.
“Ecco, si qui risulti ma non posso attivarti… ci deve pensare il servizio clienti!”
“No scusi… sta scherzando?”
“No, noi non siamo abilitati!”
“Come?”
Inizia uno sproliloquio del quale ricordo poco e nulla
“Va bene, ciao.”

4-0. Fatico a crederci.
Basta, è ora di agire.

Chiamo il servizio clienti. Ma adesso è impossibile contattarli. Una volta hanno un “intenso traffico dovuto alla richiesta dello SPID“, un’altra cade la linea.
Ho deciso: Scrivo alla pagina facebook e all’account twitter di Poste Italiane (Che adesso mi segue).
Dopo vari insulti varie sollecitazioni, stavolta sono loro a contattare me!

“Buongiorno sono Simone del servizio clienti di Poste Italiane, codice xxxxx, come posso esserle utile?”
“Buongiorno, chiamo per lo SPID””Ah sì, mi dica!”
“Senta, io ho chiamato già altre volte ma non sono ancora riuscito a risolvere il problema! Non riesco a registrarmi! O meglio, ci riesco ma nessuno vuole attivarmi!”
“Codice fiscale e la attivo subito!”
Ripeto a pappagallo.
“Fatto! Nelle prossime ore le arriverà una password provvisoria e potrà iscriversi direttamente al sito del governo!”

Occhi a cuoricino, cuore che batte. Ce l’ho fatta. Li ho battuti. Chi ha detto che gli insulti non ripagano? Zàfon sei mio.

E invece…

Passano le ore, i giorni e ancora di sta password nemmeno l’ombra.

Ma questo era soltanto l’inizio della guerra contro Poste Italiane.

Danparliamo | Cinque mesi dopo l’ultimo post! – Cosa è cambiato

Okay, non scrivo un post da Febbraio e mi sento terribilmente in colpa a sapere che qui nel blog ci sono persone che mi seguono ma non mi hanno tra gli amicicropped-212556.jpg su facebook, quindi non sanno le ultime novità.

Innanzitutto, credo lo sappiate, My name is Francis è disponibile in formato cartaceo e digitale in ogni store del globo (In lingua Italiana, ovviamente). Sono davvero contento di ciò nonostante le vendite non siano esorbitanti, ma il pensiero che qualcuno abbia comprato un mio libro e lo abbia letto mi fa stare stranamente bene.

Ma passiamo ad altro. Nel frattempo ho intensificato la mia attività con Amnesty International e tutto sembra andare per il verso giusto! Adesso ho parte attiva nella mia circoscrizione e sento di poter fare qualcosa per gli altri. Inoltre questa mia vicinanza ad Amnesty mi porta a documentarmi su ciò che mi circonda, su quello che succede nel mondo e sulla situazione dei diritti umani nel mondo. (Proprio per questo sto pensando di aggiungere una o due cose nel mio blog e trasformarlo in un portale di denuncia sociale, servendomi anche della grande quantità di dati che Amnesty mette a disposizione. Ho in mente un paio di cose carine, e vorrei metterle in pratica sin da subito, ma mi occorre tempo! Stay Tuned!)

Oltre a questa mia voglia di cambiamento e rinnovamento, ho appena iniziato la stesura di un nuovo romanzo. Erano anni che volevo iniziarlo, ho raccolto e sperimentato veramente di tutto prima di sedermi davanti la famigerata e tanto temuta tastiera e iniziare a scrivere il capitolo primo. Tutto quello che posso dirvi è che questo libro farà parte di una saga. E non posso dirvi più nulla, basta. (Okay è un Fantasy.)

E niente, per la prima volta in tre anni sono stato ammesso alla classe successivo senza debito. Grazie mille karma. Ti amo.

Detto questo, a presto! (Spero non tra cinque mesi)

(Forse quattro).

Guida a come diventare uno scrittore nel 2016




Hey ciao! Parlo proprio a te!
Vuoi diventare uno scrittore di successo e quindi stai in casa tutto il giorno a leggere, approfondire argomenti, studiare grammatica e ad esercitarti nella scrittura? Stai sbagliando e sprecando il tuo tempo! 😀

Esatto! Perché nel 2016, se vuoi pubblicare un libro, devi prima diventare famoso!

Cosa? Non ti interessa diventare famoso, vuoi soltanto che le persone leggano i tuoi libri? Allora mi dispiace per te, ma in Italia non c’è posto per persone come te!

Per i più temerari che invece vogliono andare avanti nella guida, congratulazioni! Stai per conoscere il SSDSI! (Segreto Supremo Degli Scrittori Italiani).

Bene, se vuoi pubblicare un libro devi seguire questa guida passo dopo passo. O meglio, step by step! Perché se vuoi diventare uno scrittore di successo, anche se ti trovi in Italia, devi abbandonare termini obsoleti ed utilizzare vocaboli inglesi, o abbreviati, tanto poi ci pensa l’editor!

Ma non ci dilunghiamo oltre ed iniziamo, miei prodi:

  • Apri un canale Youtube.
    Lo so, può sembrare strano, ma è così! Oggi non importa cosa scrivi, importa chi sei tu. E se non hai un canale YouTube con 100k+ (Meglio iniziare subito ad imparare le terminologie adatte!) non sei nessuno. Possibilmente, nel tuo canale devi pubblicare video privi di materiale culturale, che siano montati come solo un vero regista di videoclip neomelodici sa fare e che contengano le parole “Cazzo, minchia, figa, fra” ogni dieci secondi. Come tipologia di video vi consiglio i Vlog e i Gameplay che attirano molte bimbominchia arrapate o bimbetti morti di f*ga una grande fetta di pubblico. Quando arriverai a 5MLN di iscritti, la Mondadori ti contatterà dicendoti “Hey bello fiko, ti va di scrivere un libro sulla tua vita da sedicenne? Cioè, avrai vissuto tanti di quei drammi facendo video su Minecraft che sarebbe un peccato non farteli narrare togliendo la possibilità ad altre persone meritevoli e desiderose di condividere le loro storie con il mondo!”
  • Alternativa più complicata
    1. Iscriviti a Wattpad o siti simli.
    2. Scrivi una storia. La storia deve essere semplice in modo tale che tutti la possano seguire. La trama standard sul quale andare sul sicuro è questa (Potete utilizzare anche gli stessi nomi, tanto non se ne accorge nessuno.): “Hope si innamora di Harry, ma Harry è uno stronzo, maniaco, misogino, assetato di sesso e usa Hope. Hope si accorge di questo ma è convinta di poter cambiare Harry. Non lo fa, ma vivono per sempre felici e contenti” Fine. Potete anche copiare la trama da qui 😀
    3. Trova un titolo alternativo e fuori dagli schemi tipo “In the middle time”, perché la Todd ha già fatto fuori “After” e “Before”.
    4. Spamma ovunque. Davvero, ovunque.
    5. Arriva a 5Milioni di letture e una casa editrice molto ma molto famosa ti contatterà. Se non rispondi vengono a casa, ti picchiano, ti legano e ti frustano tipo Anastasia e Mr. Grey e ti costringono a firmare un contratto.

In conclusione, da tutta questa vicenda ho capito solo una cosa: Viva il Dio Denaro.

#Danparliamo | Che fai a San Valentino?

Questo articolo arriva sul finire della festa degli innamorati. Che cosa bellissima.

San Valentino!

Se ne dicono di tutte i colori su tutti: i single che dicono “Cornuti!” alle coppie, le coppie che rispondono con un sonoro “Vaffanculo!” (Quasi sempre seguito da un “Invidiosi di merda!“) per passare ai “Ma è una festa commerciale!“, finendo con “Sì ma è la festa degli innamorati! Mica delle coppie!“.
(Che poi, le coppie non possono essere innamorate? Bah!).
Comunque, io credo che San Valentino non sia solo la festa degli innamorati, delle coppie o dei cornuti. Che non sia una trovata commerciale (Più o meno). Io penso che San Valentino, nel migliore dei pronostici, sia la festa dell’Amore. E che quindi anche chi non si è ancora innamorato, abbia il diritto di festeggiare.

Io sono single, non sono innamorato, ma credo nell’amore (Di ogni tipo!).
Questo San Valentino l’ho passato pensando a quando finalmente mi innamorerò.

Perché non c’è cosa più bella di vivere sperando di amare, prima o poi.
E no, sperare di amare non significa dedicare la propria vita alla ricerca malsana e disperata di un partner. Sperare di amare, per me, significa ricercare la bellezza anche nelle cose più semplici.

Perché se un giorno mi ritroverò solo, sotto il porticato di casa mia, magari con una tazza di cioccolata tra le mani, mi riguarderò indietro. E mi renderò conto di aver amato ogni singolo istante di Vita. Ed anche questo è Amore.

E tu, cosa hai fatto a San Valentino?



Il diario di Milly | #CoseBrutte

In questo primo Febbraio vi introdurrò una cosa tremenda, bruttissima, spaventosa.

Qualcosa che, se mi avessero chiesta due anni fa, avrei risposto con entusiasmo “Oh sì, è bellissimo! Fantastico! Davvero!”. E invece no.

Ciò di cui sto per parlarvi è tutto l’opposto di Bellissimo, Fantastico e Davvero (?). Sto per parlarvi del mio primo libro. 


Okay, fermi tutti. Io non ho molta stima in me stesso e nei miei lavori, lo ammetto.

Ma Il diario di Milly, questo è il nome del mio primo libro, è veramente una cagata pazzesca.

Nel senso, non per tirarmela, ma la trama è anche caruccia, le situazioni che ho creato facevano parte di un solo filo conduttore che alla fine era il mistero vero e proprio del libro.

Ma a parte la trama, cosa c’era? N U L L A.

Punteggiatura assente, non sapevo nemmeno esistesse (probabilmente).

Stile scorrevole ma OMG lo stile che ho ora sembra quello di Gesù Cristo in confronto.

Seriamente ragazzi, se un giorno qualcuno si presenterà da voi dicendo “Hey, devi assolutamente pubblicare perché sei piccolo e ingenuo” rispondete “No, grazie! Aspetto di diventare adulto e scaltro per finire col pubblicare su Amazon”.

Già.

(Nel prossimo post analizzerò pezzo per pezzo i punti dove potevo migliorare Il Diario di Milly e renderlo accettabile)

Contro l’ISIS

L’altra notte ho fatto un sogno.

L’ISIS faceva scoppiare una bomba davanti ai miei occhi. C’erano anche altre persone accanto a me. C’erano la mia famiglia, i miei amici, i miei personaggi. E quando la bomba è scoppiata ci siamo messi a ridere.

Sì, ci siamo messi a ridere.

Abbiamo guardato in faccia i nostri attentatori e ci siamo messi a ridere perché le loro bombe non avevano effetto su di noi. Noi non avevamo paura di vivere.

Non ce l’aveva mia madre, perché i suoi figli erano al sicuro. Non ce l’aveva mio padre, perché lui non ha paura di nulla. Non ce l’avevano i miei amici, che mi stringevano la mano stando dietro di me. Non ce l’aveva Francis perché sapeva che Rosalie era lì a proteggerlo (Ed io, d’altronde).

La paura non ce l’avevo io, perché prima che la bomba scoppiasse io avevo predetto tutto e per un mese avevo deciso di vivere appieno la mia vita. Nel sogno avevo fatto tutto, avevo continuato a vivere la mia vita.
Nel sogno ho continuato a leggere, a scrivere, ad uscire con i miei amici, a portare a spasso il mio cane, a guardare le mie serie TV.
Come se l’ISIS non avesse potere su ciò che faccio ogni giorno.

Perché anche nella realtà è così.
Loro non possono decidere ciò che possiamo fare in funzione alla paura che abbiamo di loro.
Quindi è questo che dobbiamo fare.
Vivere. Senza timore.

Sembrano tante frasi fatte, parole messe a caso per fare un paio di views.
Ma vi assicuro che non è così.
Lo sapete che è così.
Quindi adesso vivete con me e fate che il mio sogno si avveri.

Perché solo la Vita può fermare una bomba.

Solo la Vita può fermare la morte e renderla insignificante.

Domenico Dentici